domenica 7 marzo 2010

ci risiamo: vince sempre Barabba!

la fonte di questo articolo è:  http://domani.arcoiris.tv/?p=4183#comments


Quando il popolo vota il tornaconto, vota il corrotto e i corruttori


18-02-2010 di don Paolo Farinella

Ho ricevuto da diverse parti il seguente testo a cui ho dato un titolo che a me pare appropriato. Il testo circolava senza fonte, ma solo con il nome dell’autrice Elsa Morante. Sembrava troppo cucito su misura per correre il rischio di divulgarlo senza essere certi e sicuri della sua origine. Ho chiesto a chi me l’ha inviato e dopo qualche ricerca, mi è stata data la fonte bibliografica che faccio mia e che pertanto pubblico. Inutile dire lo sdegno e l’amarezza per una ripetizione di condizione e di comportamenti che condannano l’Italia all’estinzione. Ho sempre creduto che la vita fosse responsabilità di chi la vive e di come la vive, di fronte a questo testo devo rassegnarmi all’ineluttabilità del “fato”, cioè una condanna ancestrale che ha sanzionato in qualche anfratto infernale che l’Italia non merita di essere né libera né democratica. A meno che… insieme non facciamo la rivoluzione, ribellandoci, scioperando e principalmente sussultando di orgoglio e indignazione in nome della dignità di uomini e donne liberi, oggi brutalizzati da un governo e un parlamento che hanno svuotato l’Italia della sua anima e forse anche del suo riscatto.

Ecco il testo di Elsa Morante:


«Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».

ELSA Morante, Opere, vol. I, Meridiani Mondadori (oggi proprietà di Berlusconi), Milano 1988.

Post Scriptum: Qualunque cosa abbiate pensato, il testo è del 1945 e si riferisce a Mussolini.






Questo video di Ascanio Celestini è come una medicina, va visto regolarmente prima delle
elezioni.... per questo lo ripropongo, visto mai guarisse qualcuno!!!!


4 commenti:

  1. Avevo già letto questo scritto della Morante......sembra dei giorni nostri.....questo mi fa pensare che la verità è sempre velata e prima non la si conosce mai, altrimenti non si capirebbe il nostro ricascarci.....la verità non è mai uguale altrimenti sarebbe facile scoprirla.
    Un abbraccio cumulativo a tutte le donne...essere donne è una bela cosa......ciaoooooooooooooooo

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  2. Abbiamo parlato sabato sera, a cena con amici, quasi telepaticamente, del testo della Morante e di Ascanio/Pilato.

    Eri con noi, per caso?

    No?

    Peccato!

    No.

    Grazie, invece, del tuo post.

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  3. E se invece di "Vince sempre Barabba" vale una interpretazione diversa - mettiamo -, come quella sostenuta dal noto filosofo bresciano Emanuele Severino, attraverso il suo discusso libro "A Cesare e a Dio"? (ultima ediz. Rizzoli: 2007)
    Il libro così viene presentato:

    Guerra e violenza in controluce

    L'anima dell'Occidente, il seme del deserto che dà vita sia alla guerra, sia a dio, è una delle due anime che abitano il nostro petto (...) l'altra anima, ancor più sconosciuta (...): la gioia del tutto.
    Emanuele Severino

    A Cesare e a Dio è un libro che ha suscitato e continua a suscitare polemiche e discussioni in un tempo di rapidi mutamenti. Un libro che non racconta al lettore ciò che gli è familiare, ma tenta di diradare la nebbia, affinché gli baleni dinanzi ciò che è più sconvolgente per la nostra vita. Dall'anima della civiltà occidentale si sprigiona inevitabilmente la guerra (1), ma per ragioni che vengono alla luce solo se si scende nel sottosuolo della nostra civiltà: la nostra anima greca. La guerra, quindi anche la nascita e la morte, sono divenute qualcosa di essenzialmente diverso. Lo Stato, cioè "Cesare", non è quindi un'istituzione cui possa capitare accidentalmente di trovarsi in guerra. "Dio" è il tentativo fallito di sottrarsi alla logica della violenza. Anche Dio, come lo Stato, è padre della guerra. "A Cesare e a Dio" significa dunque dare a ciascuno dei due ciò che gli è proprio; ma ciò che è proprio di entrambi è lo stesso: il loro aprire lo spazio della distruttività estrema. Vedi qui.

    Per entrare nel vivo del pensiero dell'autore del libro in questione consiglio di visionare un intervista in cui vengono toccati i cardini su cui si fondano i concetti qui sostenuti. Vedi qui.

    (1) Per "guerra" intendo tutto ciò che è abominevole, malvagio, corruttore, per stare nel tema dello scritto a commento.

    Gaetano

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