giovedì 8 ottobre 2009

Qualcuno si è ispirato......


Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale
«Facciamo l'ipotesi» 1950


............Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Cos" la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: (1) ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest'ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l'operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell'art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: "Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato". Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...]. Ma poi c'è un'altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la "frode alla legge", che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...]. E venuta cos" fuori l'idea dell'assegno familiare, dell'assegno familiare scolastico.

Il ministro dell'Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a "stimolare" al massimo le spese non statali per l'insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...].

Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica. Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l'arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l'arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito [...]. ......

1 commento:

  1. Questo discorso lo conoscevo già, girava l'anno scorso a scuola. Lo ha portato a casa mio figlio, nei giorni di protesta...

    Calamandrei era uno dei padri della Costituzione.
    Immagina di aver sentito tirare un sospirone!!!
    Che eroi, a confronto con lo squallore odierno!
    L'Italia era un Paese che veniva fuori da una delle esperienze più drammatiche e dolorose di tutta la sua storia. E seppe esprimere uomini e idee che ancora oggi sono ineguagliabili per chiarezza di visione e lungimiranza...
    Senza di loro saremmo vittime spolpate dal famelico appetito dei pirana di contrabbando che governano la povera Italia.

    C'è un discorso di Obama, che l'anno scorso, durante la sua campagna elettorale, esprimeva altrettanta convinta adesione agli stessi principi della cultura, della scuola pubblica, del progresso...

    Ti giuro che mi vengono le lacrimucce quando sento quelle parole. Erano le stesse parole che sentivo quando ero un bambino, quando andavo a scuola e non volevo andarci più...
    Mio padre, mia madre, pochissima scuola, molta volontà, tanto sacrificio, fiducia cieca nel futuro che noi, noi, avremmo dovuto costruire. Col nostro impegno, la nostra cultura, il nostro lavoro.
    Poche parole, le loro. Più spesso l'invito perentorio a fare. Studiare. Esserci. Crederci.

    In quegli stessi giorni, cara Flo, gente che aveva la pappa sempre pronta, il futuro già spianato, che poteva studiare alla Sorbona, come il signor nessuno che governa oggi pateticamente la povera Italietta, in quegli stessi giorni gente così progettava e sognava un'Italia soggetta alle logge affaristiche ed alle consorterie politico-mafiose...

    Mi viene la rabbia.
    Io dovevo studiare. Dovevo crederci. Lo leggevo più nei loro occhi, occhi di gente con pochi mezzi, vivaci e pieni di speranza.
    Loro, invece, dovevano trafficare, avvantaggiarsi del malaffare, delle relazioni perverse ai margini di ogni dignitosa legalità.
    Io dovevo scalare le tappe una per una, faticosamente, la laurea, il concorso, il posto, la carriera...
    Loro, i porci, intanto, grufolavano già sazi, nel truogolo sempre pieno...

    Loro, oggi, vomitano le loro porcherie indigerite sulla mia tavola. Io, mentre sto cenando, da persona qualunque. Un eroe vero. Un eroe della quotidiana normalità. Io, mentre sto cenando, devo sentire il puzzo del loro fiato che fiotta dal televisore, mentre straparlano di diritti violati, ingiustizie, partigianerie...

    Credimi, Flo, mi ribolle il sangue.
    Dovremmo vomitare noi, davanti alla soglia infetta delle loro dimore di peccato.

    La posso vedere dalla finestra dell'ufficio, la casa del peccato.
    Ma dall'altra finestra si vedono le tracce millenarie della gloriosa Storia che ha lasciato davanti ai miei occhi i suoi petali di rosa che non appassiscono mai...

    Che consolazione, il profumo di quelle rose...

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